fuori dall'euro
Economia

Fuori dall’Euro? Cosa accadrebbe

Tornano le spinte di uscita dall’Euro

In questi giorni sta tornando alla ribalta un tema che sembrava accantonato da parte di alcune forze politiche. Tempo addietro il “Via dall’Euro” è stato un cavallo di battaglia della Lega, poi raccolto e in qualche modo promosso anche dal Movimento 5 stelle. Queste spinte verso l’abbandono della Moneta unica Europea per ritornare alla vecchia Lira si sono attenuate, soprattutto in vista della campagna elettorale che è sfociata, poi, nel recente voto del 4 marzo. Evidentemente i politici che propugnavano questa ipotesi hanno cambiato idea, preferendo, invece, la strada del cambiamento delle regole che provocano problemi al nostro Paese oppure, semplicemente, hanno capito che questa posizione sarebbe stata di ostacolo nell’acquisizione di voti.

Ora si sta nuovamente affacciando questa ipotesi, rilanciata da Beppe Grillo, a capo anche se non più ufficialmente, del Movimento 5 Stelle che ha proposto un Referendum popolare su questo tema. Cosa accadrebbe, però, se davvero, cosa improbabile, si arrivasse all’uscita dell’Italia dall’Euro? Cosa cambierebbe per gli investitori? Se si verificasse questa ipotesi, prima dell’uscita reale dall’Euro, occorrerebbe parecchio tempo per dare un nuovo assetto al sistema dei pagamenti Europei.

In mesi che sarebbero necessari per realizzare questo, ci sarebbe il panico tra i risparmiatori che correrebbero a prelevare dalle Banche i propri risparmi per spostare i capitali all’estero prima della riconversione in Lire per mantenere il valore dei capitali. Come accaduto in Grecia nel tempo in cui si temeva una probabile uscita dall’Euro, lo Stato porrebbe limiti ai prelievi bancari generando ancora maggiore panico e rabbia tra i risparmiatori minando la fiducia popolare verso le Banche.

Come reagirebbero i mercati

A livello dei debiti bancari, con la riconversione in lire, i debiti, se non previsto diversamente dal proprio contratto con la Banca, i debiti andrebbero regolati in valuta nazionale, certamente più debole dell’Euro ma nulla, di fatto, cambierebbe. In caso in cui la Banca avesse il Doro competente all’estero, i debiti andrebbero regolati in Euro, un duro colpo per i risparmiatori. I mercati certamente, già nel periodo prodromico al ritorno alla Lira, risentirebbero di pesanti cali, con ondate di vendite di titoli di aziende italiane e con acquisti di azioni di aziende estere, uno sconvolgimento con gravi ripercussioni sugli investimenti.

Le Banche italiane si troverebbero ad essere escluse dal mercato interbancario Europeo e si troverebbero in preda a pesanti crisi di liquidità. Tutto questo si rifletterebbe in una pesante difficoltà nella concessione di credito, quindi una difficoltà da parte di tutte le imprese a procedere con investimenti, aprendo una nuova fase di stretta monetaria e di recessione. La depressione degli investimenti si rifletterebbe poi anche su occupazione e salari, portando alla contrazione dei consumi: ci si ritroverebbe, in altre parole, scagliati indietro nel tempo, precipitati al momento peggiore della dura crisi dalla quale ci stiamo lentamente risollevando. Il Debito Pubblico potrebbe facilmente vedere il nostro Paese costretto a ripagare il Debito verso l’estero in Euro ma con una moneta nazionale debole, che significa affrontare costi sensibilmente superiori al Debito Nominale per via delle indeterminazione del Debito il Lire.

Un altro aspetto importante è da considerare: Con l’uscita dall’Euro, l’Italia manterrebbe l’accesso al Mercato Unico Europeo? Secondo molti sì, per molti altri questo non sarebbe affatto certo e l’abbandono del Mercato Unico pur restando nell’Unione Europea, porterebbe l’Italia a mantenere gli accordi economici e la partecipazione ai costi Europei ma con la riconversione in Lire questo significherebbe un notevole costo in più per l’Italia.

Nel complesso, è chiaro che in quadro così delineato l’investimento da parte dei risparmiatori diventerebbe veramente problematico, rischioso, poco remunerativo. Chiarissimo che converrebbe parecchio puntare a rideterminare una serie di norme Europee al fine di riuscire, finalmente, a godere dei vantaggi di essere nell’Eurozona ma per fare questo ci vuole un Governo forte ed autorevole, che abbia un peso vero in Europa.

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